martedì 21 settembre 2010

La persuasione e la rettorica

Michelstaedter Carlo

La persuasione e la rettorica


Alessio Bernocchi

Autore:
Michelstaedter Carlo

“Io lo so che parlo perché parlo, ma non persuaderò nessuno…”

È l’incipit di quest’ opera poco conosciuta, il cui autore è Carlo Michelstaedter, filosofo poeta e scrittore goriziano noto più per la sua triste vicenda biografica che per le sue opere: infatti la sua giovane vita s’interruppe, volontariamente, a soli 23 anni, nello stesso giorno in cui consegnò la sua tesi di laurea (l’opera in questione appunto) all’istituto di studi superiore di Firenze. L’opera è di difficile fruizione, un po’ per i temi trattati, un po’ per lo stile non comune di scrittura, ma per l’originalità e la premonizione di certi passi meriterebbe di essere conosciuta più profondamente, e di entrare a far parte dell’èlite delle opere filosofiche italiane del secolo scorso.

Finito di scrivere nel 1910, questo testo, che inizialmente doveva essere uno studio sui concetti di Persuasione e Retorica in Platone e Aristotele, assume una connotazione del tutto personale, in cui si possono ritrovare fondamentali temi dibattuti negli anni seguenti, dall’esistenzialismo al nichilismo a certe concezioni del linguaggio e della scienza, che avvicinano addirittura Michelstaedter a Martin Heidegger.

Filosofo di riferimento di questo giovane Goriziano è certamente Arthur Schopenhauer, ma non sono irrilevanti le influenze di scrittori quali Ibsen e Tolstoj, e soprattutto è forte la presenza del pessimismo Leopardiano del quale si sentono eco in particolare del “Dialogo di Tristano e un amico”. Inoltre sono evidenti i collegamenti col pensiero buddista, soprattutto laddove il motivo cardine da cui conseguono il dolore e l’angoscia umana è quell’eterno volere, bramare l’ulteriore, la costitutiva incapacità di accontentarsi di sé, che Budda nelle prediche di Benares riassume con il concetto di “SETE”.

Passando poi ad analizzare il libro, va notato che si struttura in 2 parti, rispettivamente concernenti la “persuasione” e la “rettorica”, concetti che nel pensiero e nella interpretazione michelstaedteriana rappresentano l’una la modalità di vita “vera”, pregna di significato e di valore, autentica, l’altra la falsità, la massificazione, il vivere moderno basato su un sapere inautentico (perché impersonale e non creativo) come quello della tecnica. Opera allo stesso tempo densamente mistica e fortemente critica verso la società, questa tesi, poi ristampata a cura degli amici più stretti di Carlo, è stata considerata da un grande maestro di critica come Asor Rosa “la più anomala ovvero la più eccezionale” della letteratura italiana, e sicuramente non a torto. La consiglio a tutti coloro che siano interessati all’approfondimento dei temi della crisi del primo Novecento, del post-niccianesimo, dello sviluppo del nichilismo in Italia.

Esistono 2 edizioni dell’opera, sempre pubblicate da Adelphi e curate da Sergio Campailla: una edizione completa comprendente anche le poesie e alcuni dialoghi, e una, che consiglio, uscita nella collana “piccola biblioteca” molto ben curata e con un’ottima introduzione dello stesso Campailla.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Carlo Michelstaedter (Gorizia, 1887-1910), filosofo, poeta e scrittore italiano.

Carlo Michelstaedter, “La persuasione e la Rettorica”, Adelphi, Milano 1982. A cura di Sergio Campailla.

Approfondimenti in rete: http://www.michelstaedter.it/ Filosofico. net / Ilmondodisofia. it / Lyber-eclat / Evola su Michelstaedter.


Reazioni:

0 commenti: